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martes, 13 de mayo de 2014

Un viso nuovo per Mailyn

NARRATO DALLA MADRE DI MAILYN
Perché Mailyn, la mia adorabile bambina di undici anni, ha avuto bisogno di un viso nuovo? Lasciate che ve lo spieghi.
Mailyn è la più piccola delle mie due figlie. È nata a Holguín, a Cuba, il 5 agosto 1992. Io, suo padre e sua sorella fummo felicissimi del suo arrivo. Ma la nostra felicità fu di breve durata. Pochi giorni dopo la sua nascita, io presi il morbillo e un mese più tardi fu Mailyn a contrarlo.
All’inizio le sue condizioni non sembravano particolarmente gravi; tuttavia peggiorarono e dovette essere ricoverata in ospedale. Mailyn ricevette buone cure mediche, ma il suo sistema immunitario si era indebolito a tal punto che aveva contratto un’infezione. Notai un insolito arrossamento su un lato del nasino. I medici ne imputarono la causa a un tipo di batterio raro e molto aggressivo.
Benché le fossero immediatamente somministrati gli antibiotici, nel giro di pochi giorni i batteri cominciarono a sfigurarle il viso. Quando i medici riuscirono a fermare l’infezione, Mailyn aveva perso quasi completamente il naso, le labbra e parti delle gengive e del mento. Aveva inoltre perforazioni vicino a un occhio.
Quando io e mio marito la vedemmo, scoppiammo a piangere. Come poteva succedere una cosa del genere alla nostra piccola? Mailyn rimase in terapia intensiva per diversi giorni e i medici pensavano che non ce l’avrebbe fatta. Mio marito continuava a dirmi: “Preparati al peggio”. Tuttavia, quando mettevo la mano nell’incubatrice per prendere la manina di Mailyn, lei afferrava la mia mano così forte da convincermi che ce l’avrebbe fatta. Dissi a mio marito: “Nostra figlia non morirà. Ma in queste condizioni che vita farà?” Ogni mattina, quando ci svegliavamo, pensavamo che forse era solo un incubo.
Durante il periodo che noi passammo in ospedale, Maydelis, la nostra figlia maggiore, che allora aveva sei anni, rimase con i miei genitori. Attendeva con ansia il ritorno della sorellina. Quando l’aveva vista andare via di casa, Mailyn era bella come una “bambolina” dai grandi occhi azzurri. Ma quando Maydelis la vide di nuovo, aveva un aspetto mostruoso.
‘Perché la mia bambina deve soffrire tanto?’
Dopo un mese e mezzo Mailyn fu dimessa dall’ospedale. Non tornammo a casa nostra in città perché non volevamo che la vedesse nessuno. Ci ritirammo in una casetta di campagna vicino alla fattoria dei miei genitori.
Inizialmente diedi il mio latte a Mailyn in piccole quantità attraverso la fessura dove prima c’era la bocca. Non poteva succhiare. Ma quando le lesioni cominciarono a guarire, quella fessura si chiuse quasi completamente. Potevo darle solo cibi liquidi dal biberon. Quando compì un anno, tornammo a Holguín, dove i medici eseguirono quattro interventi chirurgici per allargare la fessura.
Mi chiedevo: ‘Perché la mia bambina deve soffrire tanto?’ Cercavo la risposta in luoghi di culto spiritici e pregavo davanti alle immagini religiose che avevo. Ma nulla mi diede conforto. Alcuni parenti e amici facevano osservazioni che mi ferivano e mi lasciavano ancora più confusa. “Dio sa perché permette queste cose”, dicevano alcuni. “È sicuramente un castigo di Dio”, mi dicevano altri. Inoltre mi preoccupavo molto di ciò che avrei detto a Mailyn quando sarebbe cresciuta. Una volta Mailyn, ancora molto piccola, chiese a suo padre: “Perché non ho un naso come tutti gli altri?” Suo padre non riuscì a risponderle e uscì fuori a piangere. Cercai di spiegarle cosa era accaduto. Ricorda ancora che le dicevo che un animaletto le aveva mangiato il naso e la bocca.
Un motivo per sperare
Proprio quando mi sentivo più frustrata, ricordai che la mia vicina era testimone di Geova. Le chiesi di mostrarmi con la Bibbia perché Dio permetteva che la mia bambina soffrisse tanto. Le domandai anche: “Se questa malattia è davvero un castigo di Dio per qualcosa che ho fatto io, perché deve pagare Mailyn?”
La mia vicina cominciò a studiare la Bibbia con me usando il libro Potete vivere persempre su una terra paradisiaca.* A poco a poco iniziai a capire che la colpa di ciò che accadeva a Mailyn non è di Dio e che egli ha veramente cura di noi. (Giacomo 1:13; 1 Pietro 5:7) Cominciai ad apprezzare la meravigliosa speranza del suo governo, il Regno celeste nelle mani di Gesù Cristo, sotto il quale le sofferenze saranno eliminate. (Matteo 6:9, 10; Rivelazione [Apocalisse] 21:3, 4) Questa consapevolezza mi rafforzò e mi spinse ad assistere alle adunanze cristiane dei testimoni di Geova. Dapprima mio marito non fu contento dei miei nuovi interessi spirituali. Ma non mi impedì di studiare la Bibbia se questo mi aiutava ad affrontare la nostra tragedia.
Aiuto dall’estero
Quando Mailyn aveva due anni, un importante chirurgo plastico del Messico venne a sapere del caso e si offrì di curarla gratis. Le prime operazioni furono eseguite nel 1994. Io e Mailyn restammo in Messico per quasi un anno. In principio non riuscimmo a contattare i testimoni di Geova, per cui non assistemmo alle adunanze cristiane. Questo mi indebolì spiritualmente. Poi un testimone di Geova locale ci contattò e ricominciammo ad assistere alle adunanze con i compagni di fede tutte le volte che potevamo. Una volta rientrata a Cuba, ripresi a studiare la Bibbia e mi ristabilii spiritualmente.
A quel tempo mio marito non si interessava ancora della Bibbia. Nel tentativo di suscitare il suo interesse, cominciai a chiedergli di leggermi alcuni brani di pubblicazioni bibliche per poterle comprendere meglio. A suo tempo accettò uno studio biblico, perché era preoccupato che i nostri lunghi e ripetuti viaggi in Messico potessero danneggiare i rapporti familiari. Pensò che essendo uniti spiritualmente saremmo stati aiutati a sopportare meglio i periodi di lontananza. E andò così. Io, mio marito e la mia figlia maggiore ci battezzammo come testimoni di Geova nel 1997.
Durante i nostri primi soggiorni in Messico, Mailyn diceva che se l’animaletto non le avesse mangiato il viso non saremmo state lontane dal suo papà e da sua sorella. Era straziante che la famiglia dovesse rimanere separata per lunghi periodi. Ma ricordo una particolare visita alla filiale dei testimoni di Geova del Messico che ci sollevò grandemente il morale. Mailyn diceva sempre che non voleva essere operata un’altra volta, la quinta nel corso di quel soggiorno, perché la convalescenza era dolorosa. Ma alcuni Testimoni che servivano alla filiale le dissero che, se fosse stata coraggiosa e avesse permesso ai dottori di operarla, avrebbero organizzato una festa per lei quando sarebbe uscita dall’ospedale. Perciò acconsentì all’operazione.
Lasciamo che sia Mailyn a descrivere i suoi sentimenti: “L’idea di fare una festa alla Betel mi emozionava. Perciò fui molto coraggiosa durante l’operazione. La festa con tanti fratelli e sorelle spirituali fu entusiasmante. Mi diedero tanti biglietti di auguri che ancora conservo. L’incoraggiamento ricevuto mi diede la forza di sopportare le operazioni successive”.
Miglioramenti e aiuto per andare avanti
Oggi Mailyn ha 11 anni e ha subìto 20 interventi chirurgici per la ricostruzione del viso. Benché ne abbia tratto grande beneficio, non può ancora aprire completamente la bocca. Tuttavia ha sempre avuto uno spirito coraggioso e positivo. Ha anche dimostrato di apprezzare molto le cose spirituali. È iscritta alla Scuola di Ministero Teocratico della nostra congregazione da quando aveva sei anni e il 27 aprile 2003 si è battezzata. Per un periodo ha tenuto fino a tre studi biblici. Una volta, mentre eravamo in Messico, parlò a un signore che accettò di studiare la Bibbia con lei. Mailyn lo invitò alla Commemorazione della morte di Cristo e ad altre adunanze a cui l’uomo assisté con grande interesse.
Quando Mailyn predica di casa in casa, alcuni guardano il suo viso e le chiedono se si è ustionata. Mailyn coglie l’occasione per parlare della sua speranza basata sulla Bibbia che Geova le darà un viso nuovo nel Paradiso ormai vicino. — Luca 23:43.
Il dolore che Mailyn ha provato a causa degli interventi chirurgici e degli scherni di altri bambini è indescrivibile. Cosa l’ha aiutata ad andare avanti? Mailyn risponde decisa: “Geova è molto reale per me. Mi dà la forza e il coraggio necessari per andare avanti. Non voglio più operazioni perché i medici non possono fare molto per me ora. Non potranno mai farmi ritornare come ero quando sono nata. Ma so che Geova mi darà un viso nuovo nel nuovo mondo e che tornerò ad essere carina”.

Come si è realizzato il mio sogno

NARRATO DA ALENA Z̆ITNÍKOVÁ
Sono cresciuta in Cecoslovacchia, stato satellite dell’Unione Sovietica. Lì la mia famiglia desiderava tanto vedere il mondo pacifico promesso dal comunismo. Ma il sogno comunista di creare una società felice e unita finì con il crollo dell’Unione Sovietica nel 1991. Lasciate che vi racconti in quale altro modo il mio sogno si è realizzato.
Sono nata il 12 settembre 1962 in una famiglia di comunisti convinti che vivevano a Horní Benešov, una cittadina a circa 300 chilometri da Praga. Mio padre credeva negli ideali del comunismo e viveva in armonia con essi. Aveva allevato anche me, i miei due fratelli e mia sorella secondo questi ideali. Ci diceva che lavorando onestamente e conducendo una vita decorosa avremmo contribuito a creare una società migliore. Considerava il comunismo la migliore forma di governo e lo sosteneva attivamente.
Papà spesso partecipava ai raduni che celebravano il comunismo. Disprezzava la religione a causa dell’ipocrisia delle chiese; a noi era stato insegnato che Dio non esiste e di questo eravamo convinti. Papà credeva che col tempo tutte le persone, una volta ottenuta una casa e cibo a sufficienza, sarebbero diventate migliori e avrebbero vissuto in pace. Era una prospettiva bellissima, di cui sentii parlare molto mentre crescevo. Credevo a tutto quello che papà ci insegnava, e anch’io ero decisa a sostenere il comunismo.
Da ragazzina mi preparavo a diventare una “pioniera”, come si chiamavano i membri della popolare organizzazione giovanile comunista “Giovani pionieri”. I “pionieri” erano esortati a sviluppare buone qualità e a essere patriottici. A nove anni prestai solenne giuramento come “pioniera” e ricevetti una sciarpa rossa. Inoltre, per le speciali occasioni mi fu concesso di indossare l’uniforme ufficiale. Cercavo di essere una buona “pioniera”. Quando sentivo le mie compagne usare un linguaggio volgare, le rimproveravo ricordando loro che le “pioniere” non parlavano in quel modo.
Col tempo, però, cominciai a rendermi conto che molti che asserivano di essere comunisti non sostenevano gli ideali del comunismo. Anziché resistere alla tendenza umana di essere avidi e invidiosi, rubavano beni pubblici. Molti esortavano gli altri a lavorare per il bene della gente, ma non lo facevano. Tant’è vero che divenne famoso il detto “colui che non ruba, deruba la propria famiglia”. Iniziai a chiedermi: ‘Perché c’è tanta ipocrisia? Perché così pochi si danno da fare per sostenere i buoni ideali del comunismo? Perché gli sforzi falliscono così miseramente?’
Tempo di riesaminarsi
Quando ero adolescente trascorrevo parte delle vacanze estive con Alena, una compagna di scuola. Una sera venne a trovarci Tanya, un’amica di Alena che era più grande di noi. “Devo parlarvi di una cosa molto importante”, ci disse. “Mi sono convinta che Dio esiste”. Eravamo allibite della conclusione cui era giunta. Dopo lo sconcerto iniziale, la tempestammo di domande. “Che prove hai?” “Che aspetto ha?” “Dove vive?” “Perché non fa qualcosa?”
Tanya rispose a tutte le nostre domande. Ci spiegò che il proposito originale di Dio era che la terra fosse la dimora paradisiaca dell’umanità e ci disse come quel proposito infine sarebbe stato realizzato. Quando ci mostrò dalla Bibbia le promesse di una terra pulita abitata da persone sane e rette che si interessavano le une delle altre, mi resi conto che queste promesse erano simili a quelle in cui credevo. Ma ero certa che se a papà avessero detto che sarebbe stato il Regno di Dio a realizzare queste cose meravigliose e non il comunismo, non sarebbe stato contento.
Il fatto è che una volta, quando avevo sei o sette anni, una ragazza del vicinato mi portò in chiesa all’insaputa dei miei genitori. Il prete raccontò un episodio della Bibbia e mi piacque così tanto che volli saperne di più. Mi feci perfino dare qualcosa da leggere. Quando lo dissi ai miei genitori, mi proibirono severamente di andare di nuovo in chiesa e distrussero tutto quello che avevo portato a casa. Per mettere in chiaro le cose, papà me le diede di santa ragione.
Dopo quell’episodio, Dio non venne più menzionato in casa nostra. Mi convinsi che solo la gente rozza e ignorante credeva in Dio, e che la religione era un’invenzione dell’uomo. A scuola ci veniva insegnato che la gente aveva inventato il concetto di Dio semplicemente perché c’erano fenomeni inspiegabili. Ma ora c’era Tanya, una donna intelligente, un’insegnante, e lei credeva in Dio! ‘Dev’esserci un fondo di verità!’, pensai.
Il modo in cui Tanya parlava era così persuasivo da convincerci che credeva veramente in ciò che diceva. Perciò le chiedemmo: “Tanya, cosa ti ha convinta che esiste veramente un Dio?”
“La Bibbia”, rispose. “La Bibbia risponde a tutte le domande che avete fatto. Vorreste capirci di più?”
Sapevo che se avessi iniziato a studiare la Bibbia, i miei genitori non sarebbero stati contenti. Ma volevo tanto saperne di più. Così Tanya mi diede l’indirizzo di Ludmila, una testimone di Geova che viveva vicino a casa nostra a Horní Benešov. Mentre esaminavo con Ludmila le promesse di Dio di una terra paradisiaca mi chiedevo: ‘Che garanzia ho che tutto questo si avvererà?’
Ludmila mi diceva che per riuscire a credere in Dio e nelle sue promesse dovevo conoscerlo di più. Studiando mi convinsi che la terra e le innumerevoli e complesse forme di vita che vi si trovano non sono il prodotto del cieco caso. Fui costretta ad ammettere che doveva esserci un Creatore molto intelligente. Constatai quanto era logica la Bibbia quando diceva: “Ogni casa è costruita da qualcuno, ma chi ha costruito tutte le cose è Dio”. — Ebrei 3:4.
Volevo che i miei familiari conoscessero queste cose. Ma temevo che non sarebbero stati interessati, così rimandai a un altro momento. Poi, un giorno, mia madre trovò fra le mie cose una pagina che si era staccata da una vecchia Bibbia che avevo ricevuto. I miei genitori furono molto turbati.
Discuto con papà
Quando i suoi sospetti circa presunti contatti che avevo con i testimoni di Geova furono confermati, papà mi invitò a fare una lunga passeggiata. “Devi immediatamente troncare ogni legame con quella gente”, ingiunse. “Altrimenti, non potrò più essere sindaco del paese. Manderai a rotoli la mia carriera. Dovrò lasciare l’ufficio e tornare a lavorare in fabbrica come facevo prima. Disonorerai tutta la famiglia”.
“Ma papà, la Bibbia è un libro logico e dà ottimi consigli su come vivere”, lo implorai.
“No, Alenka”, disse papà, e soggiunse: “Non ho mai avuto bisogno né della Bibbia né di Dio per essere felice. Ho fatto tutto da solo senza l’aiuto di nessuno. Mi sorprende che tu creda a queste sciocchezze! Devi vivere una vera vita, sposarti e avere dei figli, e vedrai che sarai felice senza Dio”.
Rimasi colpita dalla sua insistenza. Per un momento la mia fede, che non aveva ancora una base solida, vacillò. Conoscevo mio padre da molto più tempo dei testimoni di Geova e a casa mi ero sempre sentita al sicuro. Papà era benintenzionato, ne ero sicura. Sapevo che mi voleva bene, così gli promisi che avrei smesso di studiare la Bibbia. Poco dopo, a 18 anni, terminai gli studi e andai a lavorare a Praga, la capitale.
Vita a Praga
Trovai un impiego in banca e non vedevo l’ora di assaporare la vera vita che, secondo papà, stava per arrivare grazie al comunismo. Nel giro di poco, però, capii che la gente che viveva in città non era assolutamente più felice di quella che viveva dalle mie parti. Immoralità, ipocrisia, egoismo e alcool erano la norma.
Infine, un Testimone che abitava vicino a casa mia a Horní Benešov ed era di passaggio a Praga si accertò che fossi contattata dai Testimoni. In questo modo a Praga ripresi a studiare con una donna di nome Eva. Al termine di ogni studio Eva mi domandava: “Desideri che torni la prossima settimana?” Non mi imponeva mai la sua opinione, sebbene a volte io le chiedessi che cosa avrebbe fatto al mio posto.
Diceva che non poteva dirmi cosa avrebbe fatto lei. Poi richiamava l’attenzione su un punto della Bibbia per aiutarmi a prendere una decisione. Una cosa che mi preoccupava molto era il rapporto con i miei genitori, così le chiesi se avessi dovuto smettere di vederli. Eva aprì la Bibbia in Esodo 20:12 in cui si dice che bisogna onorare i genitori. Poi mi chiese: “Dovremmo forse mettere qualcuno prima dei nostri genitori?”
Dato che ero incerta, aprì la Bibbia in Matteo 10:37, dove Gesù Cristo dice: “Chi ha più affetto per padre o madre che per me non è degno di me”. A quel punto capii che benché ai miei genitori spettasse onore, dovevo avere ancora più affetto per Gesù e per il suo Padre celeste. Eva cercava sempre di indicare il principio biblico implicato, e poi lasciava a me la decisione.
Conflitto d’interessi
Nel settembre del 1982 fui ammessa a un college di Praga per studiare agronomia. Ma presto mi resi conto che non potevo frequentare i corsi adeguatamente e allo stesso tempo dedicarmi allo studio della Bibbia come volevo. Così dissi a una mia professoressa che stavo pensando di lasciare il college. “La manderò da qualcuno in grado di capirla e aiutarla”, mi disse, e così mi fece parlare con il preside.
Il preside mi accolse chiedendo: “Come mai la nostra studentessa migliore vuole andarsene?”
“Perché non ho tempo per altre cose che mi interessano”, risposi. Dato che all’epoca in Cecoslovacchia i testimoni di Geova erano al bando, non intendevo dirgli il motivo per cui pensavo di andarmene. Ma dopo un paio d’ore di colloquio ritenni di potermi fidare. Così gli dissi che studiavo la Bibbia.
“Studi sia la Bibbia che Marx”, disse. “Poi faccia la sua scelta”. Sembrava addirittura che mi incoraggiasse a studiare la Bibbia!
Sventato il complotto
Il giorno seguente, però, la professoressa e il preside si misero in viaggio per andare a trovare i miei genitori. Li avvertirono che ero in contatto con una setta pericolosa e al bando e li informarono che volevo lasciare il college. “Se vostra figlia decide di lasciare l’istituto”, promise il preside a papà, “faremo in modo che a Praga non trovi lavoro, così sarà costretta a tornare da lei e a troncare con quella setta”.
Nel gennaio 1983 lasciai il college. Un’amica che pure studiava la Bibbia mi aiutò a trovare una stanza in affitto da una signora anziana. Dato che non sapevo nulla della visita del preside e della promessa fatta a mio padre, non capivo come mai, per quanto mi sforzassi, non riuscivo a trovare un lavoro. Era curiosa di saperlo anche la mia padrona di casa, così a mia insaputa andò a chiedere al preside il motivo per cui avevo lasciato il college.
“Stia attenta!”, l’ammonì. “Appartiene alla pericolosa setta dei testimoni di Geova. È per questo che se n’è andata. Deve tornare a casa e smetterla con questa setta. Mi accerterò che a Praga non trovi nessun impiego!”
Quando quella sera la signora tornò a casa, mi chiamò e disse: “Alenka, oggi sono andata al college”. Pensai che avrei dovuto impacchettare le mie cose e andarmene la sera stessa. Invece disse: “Non approvo il comportamento del preside. Puoi credere in quello che vuoi, l’importante è che ti comporti bene. Ti aiuterò a trovare lavoro”. Quella sera ringraziai Geova in preghiera per l’aiuto che mi aveva dato.
Poco tempo dopo papà venne a Praga per riportarmi a casa. Questa volta, però, i suoi argomenti non mi convinsero. La mia fede in Geova e nelle sue promesse aveva basi più solide. Alla fine, papà se ne andò senza di me e per la prima volta in vita mia lo vidi piangere. Benché fosse stato un incontro toccante, quell’esperienza mi avvicinò di più a Geova. Volevo appartenerGli e servirLo. Perciò, il 19 novembre 1983 simboleggiai la mia dedicazione a Geova battezzandomi in una tinozza d’acqua in un appartamento di Praga.
La mia decisione è stata benedetta
Con il tempo diedi il mio contributo per produrre le pubblicazioni dei Testimoni che erano vietate. Per svolgere il lavoro dovevamo prendere rigide misure di sicurezza, dato che qualcuno era già stato colto in flagrante e imprigionato dalle autorità. Come primo compito, facevo delle copie dattiloscritte della Torre di Guardia tradotta in ceco. Queste copie venivano poi passate ai Testimoni perché le usassero nello studio biblico.
In seguito fui invitata a unirmi a un gruppo che si radunava in un appartamento di Praga per preparare dei libri. Gran parte dei mobili di una stanza erano stati eliminati e su un lungo tavolo posto al centro si disponevano copie di singole pagine stampate. Successivamente le pagine venivano incollate o cucite insieme per formare un libro. Spesso pensavo a come sarebbe stato bello fare questo lavoro a tempo pieno.
Quand’ero “pioniera” dell’organizzazione giovanile comunista avevo tentato di insegnare ai bambini a essere persone migliori. Ora che sono testimone di Geova continuo a lavorare con i giovani e ne ho aiutato alcuni a divenire servitori di Geova battezzati. Benché nessun componente della mia famiglia sia ancora diventato Testimone, come promette la Bibbia ho avuto molti padri, madri, fratelli e sorelle spirituali. — Marco 10:29, 30.
Nel 1989 il regime comunista che governava il paese è stato sostituito da un governo democratico, e questo cambiamento ha fatto ottenere ai testimoni di Geova la libertà di culto. Di conseguenza, possiamo radunarci liberamente per studiare la Bibbia, possiamo predicare di casa in casa senza rischiare l’arresto e possiamo andare all’estero per partecipare alle assemblee internazionali. Inoltre non siamo più tormentati da interrogatori, arresti e intimidazioni!
Servo con mio marito
Nel 1990 ho sposato Petr, un conservo cristiano. Nell’aprile 1992 siamo riusciti entrambi a raggiungere la meta di diventare pionieri, come vengono chiamati i Testimoni che svolgono l’opera di predicazione a tempo pieno. Infine, nel giugno 1994 siamo stati invitati a lavorare presso la filiale dei testimoni di Geova di Praga. Adesso, invece di produrre pubblicazioni bibliche di nascosto, possiamo lavorare apertamente per servire gli interessi spirituali delle persone di tutta la Repubblica Ceca.
Qualche anno fa i miei genitori hanno accettato l’invito di visitare il complesso in cui viviamo e lavoriamo insieme ad altri 60 membri della famiglia Betel; che gioia per me e Petr! Dopo aver esaminato la casa e gli uffici, papà ha detto: “Sì, credo che fra voi ci sia vero amore”. Sono state le parole più belle che mio padre potesse pronunciare.
Gustare ciò che il comunismo aveva promesso
La speranza di vivere in un mondo migliore grazie al comunismo era solo un’illusione. La storia ha dimostrato che perfino i tentativi più onesti di creare una società giusta sono falliti. Credo che molte persone, comunque, dovranno rendersi conto che senza l’aiuto di Dio l’uomo non può avere una vita felice. — Geremia 10:23.
Spesso ricordo che papà voleva vivessi, come diceva lui, “una vera vita” possibile solo con il comunismo. Ma studiando la Bibbia ho capito che quella chiamata “la vera vita”, la vita nel giusto nuovo mondo di Dio, è l’unica promessa sicura su cui l’umanità può fare affidamento. (1 Timoteo 6:19) Dico questo perché, nonostante il peccato e l’imperfezione umana, coloro che si sono sforzati sinceramente di applicare gli insegnamenti biblici nella loro vita sono riusciti a vivere insieme in pace in modo sorprendente. Hanno resistito a tutti i tentativi di infrangere la loro unità e di troncare la devota relazione che hanno con il loro Dio, Geova.
Questo mi è rimasto particolarmente impresso quando il 19 maggio 2001 io e mio marito abbiamo avuto il privilegio di essere tra gli ospiti presenti alla dedicazione della nuova filiale dei testimoni di Geova vicino a Leopoli, in Ucraina. Là ho conosciuto Testimoni che avevano fatto parte dell’organizzazione giovanile comunista “Giovani pionieri”. Speravano, come me, che il comunismo portasse vera pace e unità fra tutto il genere umano. Anche Vladimir Grigoriev, che ora serve con la moglie nella filiale della Russia, era una volta un giovane “pioniere”.
Per colmo dell’ironia i testimoni di Geova hanno costruito la nuova filiale proprio dove sorgeva un campo estivo dei “Giovani pionieri”. A causa dello spazio limitato, per il programma della dedicazione è stato possibile ospitare solo 839 persone provenienti da 35 paesi. Tuttavia il mattino seguente in uno stadio di Leopoli c’erano 30.881 presenti per ascoltare il ripasso del programma svolto il giorno prima.* Per assistervi, alcuni avevano fatto sei ore o più di viaggio.
Ma quando hanno saputo che si potevano visitare i nuovi edifici della filiale, sono saliti sulle decine e decine di pullman con cui erano giunti allo stadio e si sono messi in viaggio. Sono arrivati un po’ alla volta a metà pomeriggio e hanno fatto il giro della filiale, dove io e mio marito abbiamo avuto il privilegio di essere ospitati per una notte. Quella sera oltre 16.000 cari fratelli hanno completato la visita, sono risaliti sui pullman e hanno intrapreso quello che per molti sarebbe stato il lungo viaggio di ritorno!
In Ucraina, come in altri paesi dell’Europa orientale, milioni di persone credevano che il comunismo fosse la più grande speranza di creare una nuova società pacifica. Oggi, però, nella sola Ucraina ci sono più di 120.000 persone impegnate a parlare ad altri del Regno di Dio. Molti di noi che un tempo eravamo comunisti ora crediamo che il governo di Dio sia l’unica speranza di vera pace e fratellanza fra tutti gli esseri umani!